Nella quotidianità, il lavoro di un professionista antincendio si traduce spesso in adempimenti burocratici, pratiche e normative da gestire dietro a una scrivania. Al di là di questo ruolo, tuttavia, mi sento in dovere di sensibilizzare le persone sui rischi del riscaldamento globale e sull’impatto delle attività umane sulla Terra, un pianeta che oggi è veramente a rischio. Questo articolo sugli incendi nel mondo nel 2026 ha proprio questo scopo, di fronte a un continuo aggravarsi delle condizioni globali che richiede la consapevolezza e l’impegno di tutti.
Cosa sta succedendo e perché gli incendi estremi sono sempre più preoccupanti
Aggiornato al 14 agosto 2026
Gli incendi boschivi non sono un fenomeno esclusivamente italiano, europeo o nordamericano. Ogni anno il fuoco interessa milioni di ettari in tutti i continenti, modificando ecosistemi, qualità dell’aria, emissioni di gas serra e condizioni climatiche. Andiamo a vedere a che punto siamo con gli incendi nel mondo 2026.
Ma c’è un’apparente contraddizione nei dati globali: la superficie complessiva bruciata nel mondo è diminuita negli ultimi decenni, mentre in molte regioni gli incendi più estremi stanno diventando più frequenti, intensi e difficili da gestire.

Il 2026 sta offrendo un’ulteriore dimostrazione di questa complessità. La prima metà dell’anno ha registrato, secondo il sistema satellitare Copernicus, le più basse emissioni globali da incendi dal 2003. Poi, con l’inizio della stagione degli incendi nell’emisfero settentrionale, la situazione è cambiata rapidamente: Canada, Siberia, Stati Uniti ed Europa hanno registrato importanti focolai e, nel mese di luglio, gli incendi canadesi hanno rappresentato il principale contributo globale alle emissioni da incendi.
Il bilancio definitivo del 2026, naturalmente, non è ancora disponibile.
2026: un anno iniziato con pochi incendi globali, ma che sta cambiando rapidamente
Secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), nei primi sei mesi del 2026 le emissioni globali derivanti dalla combustione di biomassa sono state le più basse dell’intera serie storica del sistema, che inizia nel 2003.
Incendi nel mondo 2026. Tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026 sono state stimate poco meno di 400 milioni di tonnellate di carbonio emesse dagli incendi e dalle altre forme di combustione della biomassa. Questo dato è stato determinato soprattutto dalla riduzione degli incendi stagionali nell’Africa tropicale, che rappresentano una componente enorme del bilancio globale.
A fine giugno, tuttavia, il quadro ha iniziato a cambiare rapidamente. Gli incendi nelle foreste boreali di Canada e Russia sono aumentati e, contemporaneamente, sono cresciuti gli eventi negli Stati Uniti e in diverse aree dell’emisfero settentrionale.
Il nuovo sistema Fire Emissions Watch, lanciato da Copernicus nel luglio 2026, permette di seguire quasi in tempo reale le emissioni globali degli incendi attraverso dati satellitari. Secondo CAMS, nel luglio 2026 gli incendi del Canada hanno fornito il maggiore contributo alle emissioni globali da incendi.
Questo è un elemento importante: un dato globale basso nei primi mesi dell’anno non significa necessariamente che l’intera stagione degli incendi sarà tranquilla.
Il mondo brucia davvero più di prima?
La risposta è: non se guardiamo semplicemente alla superficie totale bruciata. Uno dei principali database scientifici utilizzati per studiare il fenomeno è il Global Fire Emissions Database (GFED5), costruito combinando osservazioni satellitari e altre informazioni.
L’analisi della serie 2001-2020 mostra che la superficie globale annuale percorsa dal fuoco è stata in media di circa 774 milioni di ettari all’anno. Nel periodo considerato, la superficie globale bruciata è diminuita di circa il 24%, con una riduzione media dell’1,21% all’anno.
A prima vista sembrerebbe quindi che il problema degli incendi sia in diminuzione. Ma sarebbe una conclusione sbagliata.
La riduzione globale è dovuta soprattutto alla diminuzione degli incendi nelle savane, nelle praterie e nei terreni agricoli, soprattutto in Africa e in altre regioni tropicali. Queste aree rappresentano una parte enorme della superficie complessivamente bruciata ogni anno nel mondo. La diminuzione degli incendi agricoli e delle savane è quindi sufficiente a compensare statisticamente l’aumento degli incendi in altri ecosistemi.
In altre parole: meno ettari bruciati nel mondo non significa necessariamente meno incendi estremi o meno danni.
Gli incendi più pericolosi stanno cambiando
La ricerca scientifica degli ultimi anni mostra che il comportamento degli incendi sta cambiando in numerose regioni. Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha stimato che il cambiamento climatico abbia aumentato la superficie globale bruciata del 15,8% nel periodo 2003-2019 rispetto a uno scenario privo di riscaldamento globale. Lo stesso studio ha stimato un aumento del 22% nella probabilità di mesi con una superficie globale bruciata superiore alla media.
Questo dato è particolarmente importante perché mostra come la tendenza globale complessiva possa nascondere trasformazioni regionali molto significative. Gli incendi diminuiscono in alcune aree, mentre aumentano in altre.
Le regioni maggiormente esposte agli incendi estremi
Tra le aree particolarmente vulnerabili figurano le foreste boreali e temperate di:
- Canada e Alaska
- Siberia e Russia orientale
- Stati Uniti occidentali
- Australia sud-orientale
- Alcune aree del bacino del Mediterraneo
- Parti del Sud America
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience evidenzia proprio questo paradosso: la superficie globale bruciata è diminuita soprattutto grazie alla riduzione degli incendi nelle savane tropicali, mentre l’attività degli incendi è aumentata in numerose regioni forestali extratropicali. E sono proprio queste foreste ad avere una rilevanza enorme per il bilancio del carbonio e per la biodiversità.
Il 2025 ha mostrato quanto possono diventare estremi gli incendi
Il 2025 rappresenta un importante termine di confronto per capire la situazione attuale. Secondo il CAMS, nel 2025 gli incendi hanno prodotto livelli eccezionali di emissioni in diverse parti del mondo.
L’Europa ha registrato il più alto totale annuale di emissioni da incendi dall’inizio della serie CAMS nel 2003, mentre il Canada ha raggiunto il suo secondo valore annuale più elevato. Nel complesso, si stimavano circa 1.380 milioni di tonnellate di carbonio emesse dagli incendi a livello globale nel 2025.
In Europa, il rapporto congiunto Copernicus-WMO sullo stato del clima indica circa 1,03 milioni di ettari bruciati nel 2025, il valore record per la serie europea.
Canada, Siberia e Nord America: il ruolo delle foreste boreali
Uno degli aspetti più importanti del cambiamento in corso riguarda le foreste boreali. Canada e Siberia possono ospitare incendi di dimensioni enormi, capaci di durare settimane o mesi e di produrre quantità molto elevate di fumo.
Nel 2025 il Canada ha vissuto il terzo anno consecutivo di attività eccezionale degli incendi. Il fumo prodotto ha persino attraversato l’Atlantico, raggiungendo in più occasioni l’Europa. Relativamente agli incendi nel mondo 2026, gli incendi boreali sono tornati rapidamente al centro dell’attenzione, rendendo a luglio il Canada il principale contributore mondiale di emissioni da incendi.
Anche l’emisfero australe è sempre più coinvolto
Il problema non riguarda soltanto l’estate dell’emisfero settentrionale. All’inizio del 2026, incendi molto intensi sono stati registrati in Australia, Argentina e Cile.
In Australia, una serie di incendi nello Stato di Victoria ha interessato circa 400.000 ettari e distrutto centinaia di edifici dopo un’intensa ondata di calore. In Sud America, roghi gravi hanno colpito la Patagonia argentina e il Cile. Questo dimostra che il monitoraggio del rischio incendi deve essere attivo durante tutto l’anno.
Perché il cambiamento climatico aumenta il rischio?
Il clima non è l’unica causa degli incendi: serve un innesco (un fulmine o l’intervento umano). Tuttavia, il clima determina in larga misura quanto facilmente la vegetazione può prendere fuoco e quanto velocemente un incendio può propagarsi.
Temperature elevate, siccità prolungata, bassa umidità della vegetazione e vento possono trasformare un piccolo rogo in un megaincendio imprevedibile. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) sottolinea che il cambiamento climatico antropico ha reso, ad esempio, gli incendi di Los Angeles del gennaio 2025 circa due volte più probabili e 25 volte più estesi rispetto a uno scenario senza riscaldamento globale.
Un altro problema: il fumo non rimane dove nasce l’incendio
Gli effetti degli incendi non si fermano al perimetro dell’area bruciata. Il fumo contiene particolato fine (PM2.5) e composti chimici nocivi che possono viaggiare per migliaia di chilometri. Un grande incendio in Canada o Siberia ha quindi un impatto diretto sulla qualità dell’aria e sulla salute delle popolazioni anche molto distanti.
Gli incendi nel mondo 2026 sono quindi in aumento?
La risposta non è un semplice “sì” o “no”. Monitorando i dati satellitari del servizio europeo Copernicus (CAMS) e del Global Wildfire Information System (GWIS), emerge una situazione apparentemente contraddittoria:
- Inizio anno da record: La prima metà del 2026 ha registrato il livello globale più basso di emissioni da incendi dal 2003, grazie alla forte riduzione dei roghi stagionali nelle savane africane.
- Impennata estiva a Nord: Da fine giugno, però, l’attività si è impennata nell’emisfero settentrionale. A luglio, le foreste del Canada e le aree boreali sono diventate la principale fonte di emissioni a causa di calore e siccità estreme.
- Il paradosso degli incendi moderni: Complessivamente la superficie bruciata nel mondo diminuisce nei decenni (per la trasformazione dei suoli agricoli), ma aumenta la frequenza degli “incendi estremi” (megafires) legati al cambiamento climatico nelle foreste temperate e boreali.
Per questo gli esperti parlano di una vera e propria trasformazione del regime degli incendi anziché di un semplice aumento numerico.
Il vero campanello d’allarme sono gli incendi estremi
Valutare la sola superficie globale bruciata può essere ingannevole. Come evidenziato dai dati storici del Global Fire Emissions Database (GFED5), l’estensione totale dei roghi è numericamente diminuita, ma la reale gravità del fenomeno risiede altrove.
Oggi gli scienziati del programma europeo Copernicus (CAMS) monitorano una combinazione di indicatori complessi: la potenza radiativa del fuoco, la durata degli eventi e le effettive emissioni di carbonio in atmosfera.
La necessità di questo cambio di passo è confermata da recenti studi pubblicati su Nature Climate Change e Nature Geoscience, i quali spiegano il paradosso in corso: un incendio stagionale e controllato nelle savane africane ha un impatto ecologico radicalmente diverso rispetto ai devastanti megaincendi che colpiscono le foreste boreali in Canada o Siberia. Questi ultimi distruggono preziosi serbatoi di carbonio, accelerando il feedback climatico globale.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi?
Ma cosa sarà relativamente agli incendi nel mondo 2026? Il 2026 è iniziato con temperature globali eccezionalmente elevate (il periodo 2015-2025 è stato confermato dalla WMO come l’undicesimo più caldo mai registrato). Inoltre, le previsioni legate a El Niño per la seconda parte del 2026 potrebbero accentuare le condizioni di siccità e il rischio incendi in diverse aree del pianeta.
La conclusione: il mondo non sta semplicemente “bruciando di più”
La domanda corretta da porsi oggi non è se gli incendi siano aumentati in termini assoluti, ma: stiamo andando verso un mondo nel quale gli incendi più estremi diventano più probabili, più intensi e più difficili da controllare? Le evidenze scientifiche indicano che in molte regioni la risposta è purtroppo sì.
📊 I numeri chiave da ricordare
- 774 milioni di ettari: è la superficie media annua bruciata nel mondo tra il 2001 e il 2020. (Fonte: database scientifico internazionale GFED5)
- -24,2%: è la riduzione complessiva della superficie globale bruciata registrata nello stesso ventennio, dovuta al calo dei roghi nelle savane. (Fonte: database scientifico internazionale GFED5)
- +15,8%: è l’aumento della superficie boscata andata a fuoco direttamente attribuibile agli effetti del riscaldamento globale. (Fonte: studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change)
- <400 milioni di tonnellate: sono le emissioni di carbonio stimate nel primo semestre del 2026, il valore più basso registrato dal 2003 grazie a una stagione iniziale tranquilla in Africa. (Fonte: programma europeo di monitoraggio satellitare Copernicus CAMS)
- 263 milioni di tonnellate: è la quantità di carbonio rilasciata in atmosfera dai soli incendi canadesi nel corso del 2025. (Fonte: programma europeo di monitoraggio satellitare Copernicus CAMS)
- 1,03 milioni di ettari: è la superficie totale percorsa dal fuoco in Europa nel 2025, che ha segnato il record storico per il nostro continente. (Fonte: rapporto congiunto Copernicus e Organizzazione Meteorologica Mondiale – WMO)
Fonti e risorse ufficiali per approfondire
Incendi nel mondo 2026.
- Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) – Monitoraggio emissioni e incendi in tempo reale
- Copernicus Fire Emissions Watch – Dashboard analisi combustione biomassa
- Global Fire Emissions Database (GFED5) – Serie storiche e dati scientifici
- World Meteorological Organization (WMO) – Report ufficiali su clima ed eventi estremi
- ISPRA – Centro Operativo Sorveglianza Ambientale e dati nazionali
Gli approfondimenti scientifici e normativi pubblicati dallo Studio Tecnico Parodi sono realizzati esclusivamente a scopo divulgativo e di sensibilizzazione, con l’obiettivo di promuovere la cultura della sicurezza, la tutela del territorio e la corretta prevenzione dei rischi.
- Sigarette e fiammiferi: Non gettare mai mozziconi accesi dai finestrini dell’auto o lungo i sentieri. Spegnili sempre con cura e riponili nei posacenere.
- Fuochi e barbecue: Accendi il fuoco solo nelle aree picnic attrezzate e assicurati che sia completamente spento prima di allontanarti. Rispetta sempre i divieti locali nelle giornate a rischio.
Auto su erba secca: Non parcheggiare il veicolo sopra l’erba secca: l’elevata temperatura della marmitta catalitica può innescare un incendio in pochi secondi.
- Rifiuti: Non abbandonare bottiglie di vetro o lattine nei prati o nei boschi; il sole può fare l’effetto “lente d’ingrandimento” e incendiare la vegetazione.
- Lavori agricoli e giardinaggio: Evita di bruciare stoppie o residui vegetali nelle giornate calde o ventilate e mantieni pulita la fascia attorno a casa da rami e foglie secche.
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