Oltre la media termica: perché i dati sul clima sottostimano il caldo a Milano

Il caldo a Milano, oltre la media termica: approfondimento dell’articolo Il caldo a Milano in 5 numeri

Perché i dati sul clima sottostimano l’impatto reale del caldo a Milano e in Lombardia

Dossier tecnico completo — analisi della serie storica delle temperature di Milano (1973–2025)

Contenuto del documento

Questo dossier raccoglie, senza omissioni, l’intera analisi tecnica sviluppata a partire dalla serie storica delle rilevazioni meteorologiche di Milano dal 1973 al 2025 (fonte dei dati: meteo.it, elaborazione statistica a cura dello Studio Parodi per il presente lavoro): l’articolo destinato alla pubblicazione sul sito [www.studio-parodi.it](https://www.studio-parodi.it), l’analisi dati annuale, gli approfondimenti mensili (luglio, giugno, gennaio, dicembre) sia in termini di medie sia di estremi puntuali giornalieri, il confronto diretto tra il mese più freddo e il mese più caldo dell’anno, un’ipotesi climatologica sui meccanismi alla base di questa asimmetria, una proiezione con relative implicazioni progettuali sul clima atteso a Milano tra dieci anni, e una raccolta di ulteriori indicatori — notti tropicali, giorni di gelo, durata delle ondate di calore, ampiezza della stagione calda — che le sole medie e i soli trend per decennio non mettono in luce.

Uomo esausto cammina per una strada di Milano deserta sotto il sole cocente, simbolo del caldo estremo urbano.

Indice

I. L’articolo per il blog di Studio Tecnico Parodi

Oltre la media termica: perché i dati sul clima sottostimano l’impatto reale del caldo a Milano e in Lombardia

Quando si discute del caldo a Milano e del cambiamento climatico in corso, il dibattito pubblico e i media generalisti si affidano quasi esclusivamente a un parametro: la temperatura media. Si parla di variazioni frazionarie o di incrementi globali di 1,5°C o 2°C rispetto all’era preindustriale.

Tuttavia, per chi opera professionalmente nel settore tecnico, edilizio e impiantistico — in particolare in un’area densamente urbanizzata come Milano e l’hinterland (San Donato Milanese e il sud milanese) — questo approccio statistico rischia di essere profondamente fuorviante.

Le medie appiattiscono la realtà, mitigando le gelate invernali con le torride estati e occultando il vero fattore critico con cui edifici, impianti e cittadini devono misurarsi oggi: l’impennata drastica delle temperature massime e la persistenza del caldo estremo.

Cosa dicono i dati reali: 53 anni di rilevazioni a Milano (1973–2025)

Analizzando la serie storica ufficiale delle registrazioni meteorologiche dal 1973 al 2025 — oggi finalmente completa, senza le lacune che interessavano fino a poco tempo fa gli anni 2019 e 2023 — l’andamento termico evidenzia scostamenti ben più severi di quanto suggerito dalle sole medie globali. Il confronto tra i decenni storici mostra una progressione inequivocabile.

Temperatura media annua: nel decennio 1973–1982 la media annua di Milano si attestava a 12.3°C; nell’ultimo decennio pieno (2016–2025) è salita a 14.9°C, con un trend di crescita di +0.63°C per decennio.

Gli anni record: il 2022 resta l’anno più caldo mai registrato a Milano (15.6°C di media annua), tallonato a pochi centesimi di grado dal 2023 (15.5°C, secondo posto assoluto). Il 2003 resta invece l’anno con la temperatura massima media annua più elevata (20.6°C). I due anni più recenti, 2024 (15.1°C) e 2025 (15.1°C), restano leggermente sotto questi record ma ben al di sopra di qualunque annata degli anni ’70, ’80 o ’90: un segnale che i due anni eccezionali del 2022-2023 non sono stati un episodio isolato, ma l’inizio di un nuovo livello stabile.

Il vero indicatore di rischio: il raddoppio dei giorni torridi

Il limite principale della temperatura media risiede nella sua natura di media aritmetica, che livella gli estremi termici. Per un edificio o per il corpo umano, però, il danno non è lineare: una giornata invernale molto fredda e una giornata estiva rovente non si elidono a vicenda nella realtà fisica dei materiali.

Se osserviamo la frequenza delle giornate con temperatura massima superiore o uguale a 30°C, il quadro diventa impietoso: negli anni ’70 (decennio 1973–1982) si registravano in media 28 giorni all’anno con Tmax ≥ 30°C. Nell’ultimo decennio pieno (2016–2025) la media è salita a 65 giorni, più del doppio, con punte estreme come i 96 giorni del 2003 e i 90 del 2022 (anno in cui si registrarono anche 11 giorni con massime superiori a 35°C). Il 2025, con 12 giorni sopra i 35°C, si è appena issato al secondo posto assoluto della serie su questa soglia estrema, alle spalle solo del 2003.

Perché la media inganna: le ripercussioni su edifici e impianti

Sottodimensionamento impiantistico — Le pompe di calore e i sistemi di climatizzazione non vengono messi in crisi dalla temperatura “media” di luglio, ma dal picco massimo registrato nelle ore pomeridiane durante le lunghe ondate di calore. Progettare impianti senza considerare che oggi affrontiamo oltre due mesi l’anno sopra i 30°C porta inevitabilmente a malfunzionamenti o bollette spropositate.

Sistemi radianti e rischio condensa — L’uso estivo dei pannelli a pavimento per il raffrescamento richiede un controllo millimetrico dell’umidità relativa. Con estati caratterizzate da massime elevate e punti di rugiada critici, il rischio di condensa superficiale sui pavimenti aumenta drasticamente se la deumidificazione non è progettata su misura.

Inerzia termica e surriscaldamento degli ultimi piani — Gli edifici edificati tra gli anni ’60 e ’90 soffrono cronicamente della mancanza di sfasamento termico in copertura. Il calore accumulato dai tetti e dalle facciate durante le lunghe sequenze di giornate torride viene rilasciato all’interno degli appartamenti anche di notte, impedendo il raffrescamento naturale degli ambienti.

Conclusioni: verso una gestione immobiliare e tecnica resiliente

Fermarsi al dato rassicurante della temperatura media significa ignorare la realtà climatica con cui i condomini, i proprietari e i tecnici devono confrontarsi quotidianamente a Milano e nell’hinterland.

Studio Tecnico Parodi affianca privati, amministratori di condominio e agenzie immobiliari nell’analisi tecnica avanzata degli immobili, nella verifica delle conformità urbanistiche ed energetiche e nella progettazione di soluzioni impiantistiche ed edilizie ad alta efficienza, pensate per il clima reale e non per le medie statistiche del passato.

Hai necessità di valutare l’efficienza energetica del tuo immobile, analizzare le criticità estive del tuo condominio o pianificare interventi di riqualificazione? Contattaci per una consulenza mirata.

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II. Analisi della serie storica annuale (1973–2025)

L’elaborazione statistica dei dati giornalieri conferma un riscaldamento costante e non lineare. La temperatura media annua è passata da 12.3°C (media 1973–1982) a 14.9°C (media 2016–2025), con un trend di +0.63°C per decennio, per un incremento complessivo stimato di circa +3.34°C sull’intero periodo di 53 anni.

Nota sui dati: grazie a un aggiornamento della raccolta dati completato nel 2026, il file sorgente copre oggi l’intera serie 1973–2025 in modo pressoché integrale, comprese le annate 2019 e 2023 che nella versione precedente di questo dossier presentavano lacune rilevanti. Tutti gli indicatori di questa edizione sono quindi calcolati sull’intera serie, senza esclusioni.

Grafico dell'andamento della temperatura media annua a Milano dal 1973 al 2025, con linea di tendenza in crescita.
Grafico 1 — Temperatura media annua a Milano, 1973–2025, con retta di tendenza (linea tratteggiata).

Il grafico seguente mostra il raddoppio abbondante delle giornate di calore estremo (Tmax ≥ 30°C): da una media di 28 giorni/anno negli anni ’70 a 65 giorni/anno nell’ultimo decennio pieno, con il picco assoluto di 96 giorni nel 2003.

Grafico del numero di giorni con temperatura massima uguale o superiore a 30°C per anno, Milano 1973–2025.
Grafico 2 — Numero di giorni con temperatura massima ≥ 30°C per anno, 1973–2025.

Alzando l’asticella a 35°C — la soglia oltre la quale il caldo diventa francamente pericoloso, in particolare per le persone più fragili — il quadro cambia: la media è passata da 0.6 giorni/anno (1973–1982) a 5.5 giorni/anno (2016–2025), quasi dieci volte tanto in termini relativi anche se in valore assoluto restano eventi non quotidiani. Colpisce soprattutto la variabilità: il 2003 resta un record isolato, con 28 giorni ≥ 35°C, ma il 2025 si è ormai issato al secondo posto assoluto della serie con 12 giorni — a conferma che, a questi livelli di estremo, il singolo evento eccezionale conta quanto la tendenza di fondo, e che gli ultimi anni si stanno avvicinando sempre di più a un record che per vent’anni era sembrato irripetibile.

Grafico del numero di giorni con temperatura massima uguale o superiore a 35°C per anno, Milano 1973–2025.
Grafico 3 — Numero di giorni con temperatura massima ≥ 35°C per anno, 1973–2025.

Infine, il picco di temperatura massima assoluto registrato in ciascun anno mostra come il tetto degli eventi estremi si sia alzato stabilmente: dalla media decennale di 34.1°C degli anni ’70 (1973–1982) a 35.9°C nell’ultimo decennio pieno (2016–2025), con il record assoluto della serie di 39.3°C toccato l’ 11/8/2003 — nella famosa estate rovente del 2003, un record che a distanza di oltre vent’anni non è mai stato eguagliato.

Grafico del picco massimo di temperatura assoluto registrato ogni anno a Milano, 1973–2025.
Grafico 4 — Picco massimo di temperatura assoluto registrato in ciascun anno, 1973–2025.

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III. Focus mensile — Luglio

Luglio è il mese che meglio rappresenta il cuore dell’estate milanese. La temperatura massima media è passata da 28.4°C (1973–1982) a 30.9°C (2016–2025), con un trend di +0.51°C per decennio.

Ancora più marcata è la crescita delle temperature minime notturne, che passano da 17.2°C a 20.4°C (trend di +0.69°C per decennio): le notti tropicali (minime ≥ 20°C) sono diventate la norma, amplificando lo stress termico notturno nei contesti urbani soggetti all’isola di calore.

Grafico delle temperature massime e minime medie di luglio a Milano, anno per anno dal 1973 al 2025.
Grafico 5 — Luglio: temperatura massima media e minima media per anno, 1973–2025.

Guardando oltre le medie mensili, al picco massimo giornaliero puntuale registrato in ciascun luglio, emerge che il valore più alto in assoluto della serie è stato toccato nel luglio 1975 con 38.0°C. Il trend del picco assoluto cresce comunque di +0.35°C per decennio, passando da una media decennale di 33.1°C (1973–1982) a 34.8°C (2016–2025).

Grafico del picco massimo giornaliero assoluto registrato ogni luglio a Milano, 1973–2025.
Grafico 6 — Luglio: picco massimo giornaliero assoluto registrato in ciascun anno, 1973–2025.

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IV. Focus mensile — Giugno

Giugno mostra un’anticipazione delle condizioni pienamente estive. La temperatura massima media è passata da 26.3°C a 29.1°C (trend +0.75°C/decennio), mentre le minime medie sono salite da 15.1°C a 18.6°C (trend +0.90°C/decennio).

Il dato più significativo riguarda però il picco massimo puntuale del mese: dalla media decennale di 31.1°C degli anni ’70 si è arrivati a 34.1°C nell’ultimo decennio pieno (trend +0.82°C/decennio), con il record assoluto di 39.0°C raggiunto il 25 giugno 2009 — un valore tipico della piena estate anticipato all’inizio della stagione.

Grafico di massima media, minima media e picco massimo assoluto di giugno a Milano, 1973–2025.
Grafico 7 — Giugno: massima media, minima media e picco massimo assoluto per anno, 1973–2025.

Questo anticipo dello stress termico è cruciale per il settore immobiliare e impiantistico: gli impianti di raffrescamento e le coperture degli edifici si trovano oggi a dover gestire sollecitazioni estive con settimane di anticipo rispetto agli standard storici, cogliendo spesso impreparati gli impianti condominiali non sottoposti a manutenzione preventiva.

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V. Focus mensile — Gennaio e Dicembre (il quadro invernale)

I mesi invernali mostrano un fenomeno speculare rispetto all’estate: un’attenuazione del grande freddo piuttosto che un’esplosione dei massimi. A gennaio la temperatura massima media è cresciuta da 5.5°C a 7.8°C (trend +0.58°C/decennio), mentre le minime medie sono passate da -1.1°C a 0.2°C.

Il dato più rilevante riguarda però le minime assolute giornaliere, cioè le gelate intense: negli anni ’70 e ’80 gennaio registrava picchi di gelo che in media si attestavano attorno ai -6.7°C, con il record assoluto di -14.4°C toccato nel gennaio 1985. Nell’ultimo decennio pieno (2016–2025) la media dei picchi minimi si è attenuata a -4.5°C, confermando la progressiva rarefazione delle ondate di gelo intenso.

Grafico di massima media, minima media e picco minimo assoluto (gelate) di gennaio a Milano, 1973–2025.
Grafico 8 — Gennaio: massima media, minima media e picco minimo assoluto (gelate) per anno, 1973–2025.

A dicembre il quadro è analogo: la temperatura massima media cresce da 5.8°C a 8.2°C (trend +0.50°C/decennio), mentre i picchi minimi storici — che in passato scendevano fino a -6.0°C in media, con il minimo assoluto di -11.0°C nel dicembre 2005 — tendono a manifestarsi con minore frequenza e intensità nelle stagioni recenti (media 2016–2025: -3.5°C).

Grafico di massima media, minima media e picco minimo assoluto (gelate) di dicembre a Milano, 1973–2025.
Grafico 9 — Dicembre: massima media, minima media e picco minimo assoluto (gelate) per anno, 1973–2025.

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VI. Confronto Gennaio – Luglio: le temperature medie

Il confronto diretto tra il mese più freddo e il mese più caldo dell’anno rivela che il riscaldamento climatico non agisce in modo uniforme, ma colpisce con intensità diversa le due stagioni.

Parametro termicoGennaio
(°C/decennio — variazione 53 anni)
Luglio
(°C/decennio — variazione 53 anni)
Temperatura minima media+0.43 — +2.29°C+0.69 — +3.63°C
Temperatura massima media+0.58 — +3.09°C+0.51 — +2.70°C
Temperatura media mensile+0.52 — +2.78°C+0.65 — +3.45°C

Tabella 1 — Variazione delle temperature medie: trend per decennio e variazione complessiva stimata sui 53 anni (1973–2025).

Grafico di confronto tra gennaio e luglio della variazione delle temperature medie in 53 anni.
Grafico 10 — Confronto Gennaio/Luglio: variazione delle temperature medie in 53 anni.

A Luglio esplodono le minime notturne (effetto isola di calore)

A luglio la crescita delle minime notturne è la più marcata dell’intero confronto: +0.69°C per decennio, per un aumento complessivo di circa +3.63°C in 53 anni. Le notti tropicali (minime ≥ 20°C) sono ormai la norma, azzerando il sollievo notturno nei contesti urbani.

A Gennaio corrono le massime diurne (mitigazione del freddo)

A gennaio l’incremento più marcato riguarda invece le temperature massime diurne (+0.58°C/decennio, +3.09°C in 53 anni), che attenuano sensibilmente la rigidità percepita della stagione fredda, mentre le minime medie crescono a un ritmo più contenuto (+0.43°C/decennio).

Nel complesso, l’aumento della temperatura media di luglio (+3.45°C in 53 anni) risulta superiore a quello di gennaio (+2.78°C), a conferma che la pressione termica del riscaldamento globale si concentra in modo sproporzionato sul semestre caldo.

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VII. Confronto Gennaio – Luglio: gli estremi puntuali giornalieri

Passando dall’analisi delle medie mensili agli estremi puntuali — il picco massimo diurno assoluto, la notte più calda del mese e il picco minimo di gelo — il confronto tra gennaio e luglio offre una chiave di lettura ancora più netta.

Indicatore di estremo puntualeGennaio
(variazione 53 anni)
Luglio
(variazione 53 anni)
Picco massimo diurno (T max assoluta del mese)+0.06°C+1.87°C
Notte più calda (T min massima del mese)+2.37°C+4.66°C
Picco minimo notturno / gelate (T min minima del mese)+3.57°Cn/d — mese non soggetto a gelate

Tabella 2 — Variazione complessiva stimata in 53 anni (1973–2025) degli estremi puntuali giornalieri.

Grafico di confronto tra gennaio e luglio della variazione degli estremi di temperatura puntuali in 53 anni.
Grafico 11 — Confronto Gennaio/Luglio: variazione degli estremi puntuali in 53 anni.

L’impennata delle notti calde a luglio

Il record nascosto dietro le medie riguarda la notte più calda del mese: a luglio la temperatura minima massima è cresciuta di circa +4.66°C in 53 anni, passando da una media decennale di 20.9°C (1973–1982) a 25.0°C (2016–2025). È questo il fattore che mette maggiormente in crisi il riposo notturno e la tenuta termica degli edifici privi di adeguata inerzia.

La sparizione del grande gelo a gennaio

A gennaio, mentre il picco massimo diurno resta sostanzialmente stabile (+0.06°C in 53 anni), il picco minimo di gelo è collassato verso l’alto: da una media decennale di -6.7°C (1973–1982) a -4.5°C (2016–2025), un’attenuazione di circa +3.57°C in 53 anni. Le gelate intense sotto i -10°C, un tempo regolari, sono diventate un evento raro.

In sintesi, il cambiamento climatico non si misura soltanto con la variazione della media, ma soprattutto con la scomparsa degli estremi invernali di freddo e con l’esasperazione degli estremi notturni estivi: due fenomeni che la sola lettura della temperatura media non è in grado di rappresentare.

Un’ipotesi climatologica: perché l’estate non è più regolata dall’anticiclone delle Azzorre

Questa asimmetria tra un inverno che si mitiga e un’estate che si esaspera trova un possibile riscontro nell’evoluzione della circolazione atmosferica europea, un tema su cui la ricerca climatologica sta convergendo negli ultimi anni. Fino a qualche decennio fa, le estati del Nord Italia erano spesso governate dall’Anticiclone delle Azzorre: un campo di alta pressione semi-permanente sull’Atlantico che portava caldo secco e relativamente moderato, senza le punte estreme oggi ricorrenti. Sempre più frequentemente, invece, l’estate italiana è dominata da anticicloni di matrice subtropicale nordafricana — quelli che la cronaca meteorologica ribattezza di volta in volta “Caronte”, “Lucifero” o “Nerone” — che convogliano aria sahariana calda e, attraversando il Mediterraneo, sempre più umida, generando ondate di calore più lunghe, intense e afose.

La ricerca propone alcuni meccanismi non mutuamente esclusivi per spiegare questo cambiamento:

  • l’anticiclone delle Azzorre risulta esso stesso in espansione e sempre più spostato verso nord (Atlantico settentrionale e Scandinavia) anziché estendersi sul Mediterraneo: uno studio pubblicato su Nature Geoscience (2022) documenta un’espansione “senza precedenti negli ultimi 1.200 anni”, con gli eventi estremi legati a questa espansione passati da una frequenza di circa uno ogni dieci anni in epoca preindustriale a circa uno ogni quattro anni nel XXI secolo — un cambiamento attribuito principalmente alle emissioni di gas serra, attraverso l’indebolimento e l’allargamento della circolazione di Hadley;
  • l’indebolimento e la maggiore “ondulazione” della corrente a getto (jet stream), conseguenza della riduzione del contrasto termico tra Artico e medie latitudini (amplificazione artica): una corrente a getto più debole e meandriforme favorisce la persistenza di blocchi anticiclonici (i cosiddetti “heat dome”) che lasciano risalire più a lungo e più a nord l’aria calda nordafricana;
  • il riscaldamento del Nord Africa, che solleva l’intera fascia anticiclonica subtropicale verso latitudini più elevate, facilitando le incursioni dell’anticiclone africano fino al bacino del Mediterraneo e alla Pianura Padana;
  • il riscaldamento del Mar Mediterraneo, le cui temperature superficiali hanno più volte toccato record storici negli ultimi anni, che riduce il contrasto termico terra-mare un tempo capace di richiamare aria atlantica più fresca, e alimenta ulteriore umidità nelle masse d’aria calda in transito.

Sono ipotesi ancora oggetto di studio, in parte concorrenti, ma convergenti su un punto: il cambiamento climatico non si limita a spostare di qualche grado gli stessi fenomeni meteorologici del passato, bensì sta alterando la circolazione atmosferica che genera il tempo europeo — un cambiamento di regime, non solo di intensità. Questo aiuta a spiegare perché, nei dati analizzati, le notti estive di luglio si siano scaldate così più rapidamente delle notti invernali di gennaio: non si tratta della stessa estate di sempre spostata di qualche grado, ma di un tipo di estate atmosfericamente diverso.

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VIII. Conclusioni operative

Fermarsi al dato “rassicurante” della temperatura media significa non comprendere le reali sfide che la progettazione e la gestione immobiliare devono affrontare oggi. L’analisi della serie storica 1973–2025 dimostra in modo inequivocabile che:

  • l’estate è caratterizzata da una tropicalizzazione persistente: raddoppio abbondante dei giorni torridi, impennata delle minime notturne (fino a oltre +4°C nella notte più calda di luglio) e stabilizzazione dei picchi diurni su soglie critiche;
  • l’inverno mostra invece una progressiva attenuazione del grande freddo: le gelate intense sotto i -10°C, un tempo regolari, sono oggi un evento raro, mentre le massime diurne di gennaio crescono più velocemente delle minime;
  • per la progettazione impiantistica ed edilizia, il baricentro dell’attenzione tecnica deve spostarsi definitivamente dalla sola efficienza di riscaldamento invernale alla resilienza estiva: raffrescamento radiante controllato, deumidificazione dimensionata correttamente, protezione dall’irraggiamento e schermature solari, inerzia termica delle coperture.

Studio Tecnico Parodi affianca privati, amministratori di condominio e agenzie immobiliari a Milano e San Donato Milanese nell’analisi tecnica degli edifici, nella verifica delle conformità e nella progettazione di soluzioni impiantistiche ed energetiche all’altezza del clima reale — non delle sole medie statistiche del passato.

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IX. Guardare al futuro: progettare per il clima del 2035, non per quello del 1973

Tutti i dati presentati finora fotografano il passato. Ma un edificio, un impianto di climatizzazione o una copertura progettati oggi resteranno in esercizio per 20, 30, anche 50 anni: la domanda rilevante per un tecnico non è “quanto ha fatto caldo finora”, ma quanto farà caldo durante la vita utile di ciò che si sta progettando adesso.

Una stima per il 2035

Proiettando semplicemente in avanti di dieci anni i trend storici 1973–2025 illustrati in questo documento (un’estrapolazione lineare elementare, non un modello climatico fisico, ma un ordine di grandezza utile alla progettazione), il quadro per Milano attorno al 2035 sarebbe il seguente:

  • temperatura media annua: da 14.9°C (media 2016–2025) a circa 15.9°C;
  • giorni con temperatura massima ≥ 30°C: da una media recente di 65 giorni/anno a circa 77 giorni/anno;
  • luglio, massima media: da 30.9°C a circa 31.9°C; minima media (notti): da 20.4°C a circa 21.5°C; picco massimo assoluto: da 34.8°C a circa 35.5°C;
  • gennaio, massima media: da 7.8°C a circa 8.7°C; minima media: da 0.2°C a circa 1.0°C — conferma dell’ulteriore attenuazione del freddo invernale.

Questa proiezione, per quanto elementare, trova un riscontro indipendente nelle proiezioni climatiche modellistiche regionali: il report dedicato a Milano del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) stima che il numero di giorni di ondata di calore all’anno (indice WSDI) sia destinato a raddoppiare tra il 2020 e il 2040, passando da circa 9,7–11,7 giorni a circa 19,2–22,8 giorni a seconda dello scenario emissivo considerato (rispettivamente RCP4.5, con politiche climatiche attive, e RCP8.5, senza politiche climatiche). Due metodi indipendenti — l’estrapolazione statistica del dato storico e la modellistica climatica regionale — convergono quindi sulla stessa direzione e sullo stesso ordine di grandezza.

Perché conviene progettare in anticipo

Dimensionare oggi un impianto, una copertura o un involucro edilizio sulla base del clima medio degli ultimi 53 anni significa consegnare al committente un edificio già sottodimensionato rispetto al clima che dovrà affrontare per gran parte della propria vita utile. Progettare con un margine tarato sul clima atteso tra 10–20 anni — anziché su quello storico — non è un costo aggiuntivo, ma una forma di tutela dell’investimento: evita interventi di adeguamento prematuri, riduce il rischio di malfunzionamenti nelle ondate di calore più severe e mantiene il comfort e l’efficienza energetica dell’immobile nel tempo.

Il circolo vizioso del raffrescamento meccanico

C’è poi un aspetto che riguarda tutti, non solo i tecnici: il raffrescamento meccanico e la mobilità a combustione interna non sono neutri rispetto al problema che cercano di alleviare. Un condizionatore raffresca l’aria interna di un edificio, ma scarica il calore sottratto — insieme al calore prodotto dal proprio stesso funzionamento — nell’aria esterna: contribuisce così, a livello locale, all’isola di calore urbana, e, a monte, alle emissioni climalteranti se l’energia elettrica consumata proviene ancora in parte da fonti fossili. Allo stesso modo, i motori a combustione interna delle automobili disperdono in strada calore di scarto oltre alle emissioni dirette. Più le temperature estive si alzano, più cresce la domanda di raffrescamento e di mobilità, e più calore ed emissioni vengono immessi nell’ambiente urbano: un circolo che si autoalimenta.

È questo il motivo per cui ridurre gli sprechi energetici e investire in efficienza — isolamento e inerzia termica degli involucri, schermature solari, coperture riflettenti (cool roof), raffrescamento passivo e ventilazione naturale dove possibile, elettrificazione degli impianti abbinata a fonti rinnovabili — non è solo una scelta economica o normativa, ma una necessità strutturale per spezzare questo circolo vizioso anziché limitarsi a scaricarne il costo, letteralmente, sull’aria della città.

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X. Altri segnali che le medie non mostrano

L’analisi delle medie e dei trend per decennio, per quanto già più informativa della sola media climatica, può a sua volta appiattire fenomeni importanti. Questa sezione raccoglie ulteriori indicatori aggiuntivi, estratti dagli stessi dati giornalieri, che raccontano aspetti del riscaldamento che i grafici precedenti non mostrano direttamente: un approfondimento sul modo migliore di presentare un trend nel tempo, e un’analisi mese per mese di dove si concentra realmente il riscaldamento.

Notti tropicali: l’effetto-soglia

Il numero di notti con temperatura minima ≥ 20°C — le cosiddette notti tropicali, in cui il caldo non dà tregua nemmeno di notte — è passato da una media di 10 notti/anno (1973–1982) a 53 notti/anno (2016–2025): oltre cinque volte tanto, con un trend di +10.1 notti/decennio. Il record assoluto appartiene al 2022, con ben 73 notti tropicali in un solo anno — quasi una notte su cinque dell’intero calendario. È un salto molto più vistoso di quanto suggerisca il trend della temperatura minima media annua (poco più di +0,6°C per decennio): un aumento medio contenuto, quando sposta ripetutamente il termometro sopra una soglia critica, produce un effetto-soglia molto più grande sul numero di notti realmente insopportabili. È probabilmente l’esempio più diretto del punto centrale di questo dossier: guardare solo le medie nasconde la reale entità del cambiamento.

Nota: come emerge dalla verifica incrociata con fonti indipendenti in chiusura di documento, i valori di temperatura minima notturna di questa serie risultano probabilmente prudenziali rispetto al centro storico di Milano, dove l’isola di calore urbana è più intensa. Il numero di notti tropicali qui riportato va quindi considerato un limite inferiore verosimile del fenomeno, non una sovrastima.

Grafico del numero di notti tropicali (temperatura minima uguale o superiore a 20°C) per anno, Milano 1973–2025.
Grafico 14 — Notti tropicali (temperatura minima ≥ 20°C) per anno, 1973–2025.

Giorni di gelo in forte calo

Specularmente, i giorni di gelo vero (temperatura minima sotto 0°C) si sono più che dimezzati: da 62 giorni/anno (1973–1982) a 31 giorni/anno (2016–2025), con un trend di -7.9 giorni per decennio. Coerentemente con quanto osservato nel confronto gennaio–luglio, l’inverno si scalda meno in media ma perde comunque, in modo netto, i suoi giorni più rigidi.

Grafico del numero di giorni con temperatura minima sotto 0°C per anno, Milano 1973–2025.
Grafico 15 — Giorni con temperatura minima inferiore a 0°C per anno, 1973–2025.

Ondate di calore sempre più lunghe: il record del 2022, e il 2024 al secondo posto

Oltre al numero di giorni caldi nell’anno, conta quanto durano senza interruzione le ondate di calore: la lunghezza della serie più lunga di giorni consecutivi con temperatura massima ≥ 30°C è passata da una media di 9 giorni (1973–1982) a 22 giorni (2016–2025). Il record assoluto della serie appartiene al 2022, con 50 giorni consecutivi sopra i 30°C, dal 24 giugno al 12 agosto. Il dato più interessante, con i dati aggiornati al 2025, è che il secondo posto è stato scalzato molto di recente: non più il 2003, ma il 2024, con 36 giorni consecutivi — un segnale che le ondate di calore più lunghe non sono più episodi isolati e distanti nel tempo, ma si stanno addensando negli anni più recenti. Non sorprende che il 2022 sia ricordato anche per la grave siccità e la crisi idrica della Pianura Padana: non solo fa più caldo, ma il caldo, quando arriva, tende a non dare più tregua per settimane.

Grafico della serie più lunga di giorni consecutivi con temperatura massima uguale o superiore a 30°C, per anno.
Grafico 16 — Serie massima di giorni consecutivi con temperatura massima ≥ 30°C, per anno, 1973–2025.

Una stagione calda più ampia

Anche l’arco temporale in cui si concentrano le giornate sopra i 30°C — dalla prima alla ultima dell’anno — si è allargato, da circa 76 a circa 105 giorni. È l’indicatore più rumoroso tra quelli qui presentati (dipende da singole giornate isolate di caldo anomalo a inizio o fine stagione, quindi oscilla molto da un anno all’altro), ma la tendenza di fondo è coerente con gli altri indicatori: la stagione in cui un edificio deve essere raffrescato si sta allungando.

Grafico dell'ampiezza della stagione calda, in giorni tra il primo e l'ultimo giorno con Tmax uguale o superiore a 30°C, per anno.
Grafico 17 — Ampiezza della stagione calda (giorni tra il primo e l’ultimo Tmax ≥ 30°C dell’anno), 1973–2025.

Giugno rincorre luglio

Un confronto diretto, anno per anno, tra i giorni ≥ 30°C di giugno e quelli di luglio mostra un fenomeno interessante: se un tempo giugno era chiaramente un mese di transizione, con pochi giorni davvero estivi, negli ultimi anni si sta avvicinando ai livelli che un tempo erano tipici di luglio, anticipando di fatto l’arrivo della stagione calda.

Grafico dei giorni con temperatura massima uguale o superiore a 30°C a giugno e a luglio, anno per anno.
Grafico 18 — Giorni con temperatura massima ≥ 30°C a giugno e a luglio, per anno, 1973–2025.

Un decennio non basta: la lettura a quinquenni

Le valutazioni “per decennio” usate in questo documento (ad esempio i vari “+X,X giorni/decennio”) sono un modo sintetico e statisticamente solido di riassumere un trend, ma possono a loro volta nascondere un’accelerazione o un rallentamento recente, perché mediano dieci anni in un unico numero. Scomponendo i giorni ≥ 30°C di giugno e luglio in blocchi di cinque anni invece che dieci, su un arco di 50 anni pieni (1976–2025), emerge una storia più articolata di quella che un singolo confronto “primo decennio contro ultimo decennio” racconterebbe: una crescita sostenuta fino ai primi anni 2000, un plateau/lieve calo nel decennio successivo (da 17 giorni medi di giugno nel 2001–2005 a 9 nel 2011–2015) e una nuova, netta accelerazione negli ultimi dieci anni — per giugno, da 13 giorni medi nel quinquennio 2016–2020 a 17 nel 2021–2025, l’ultimo quinquennio completo della serie.

Grafico dei giorni con temperatura massima uguale o superiore a 30°C a giugno e a luglio, medie per quinquennio dal 1976 al 2025.
Grafico 19 — Giorni con temperatura massima ≥ 30°C a giugno e a luglio, medie per quinquennio, 1976–2025.

La lezione metodologica, prima ancora che climatica, è che un’unica cifra di sintesi — un trend lineare, o un confronto secco tra un decennio iniziale e uno finale — è per sua natura sensibile a quali anni si scelgono come estremi, e può risultare tanto ottimistica quanto pessimistica a seconda dei casi. Mostrare l’intera traiettoria a blocchi, come nei grafici di questa sezione, resta il modo più onesto e più robusto di comunicare come sta effettivamente cambiando il clima di Milano.

Non tutti i mesi si scaldano allo stesso modo

C’è un ultimo modo di guardare ai dati, forse il più utile per chi progetta: non tutti i mesi si sono scaldati allo stesso modo. Guardando l’aumento della temperatura media mese per mese, dal primo quinquennio della serie (1976–1980) all’ultimo (2021–2025), i mesi cresciuti di più sono agosto, giugno e luglio — un risultato atteso, trattandosi dei mesi centrali dell’estate:

MeseMedia 1976–1980Media 2021–2025Aumento
Agosto21,0°C25,5°C+4,45°C
Giugno20,3°C24,5°C+4,19°C
Luglio22,2°C26,1°C+3,87°C
Febbraio4,1°C7,5°C+3,35°C
Settembre17,7°C20,6°C+2,90°C
Dicembre2,2°C5,0°C+2,87°C
Gennaio1,2°C4,0°C+2,85°C
Maggio15,8°C18,6°C+2,81°C
Ottobre12,7°C15,5°C+2,75°C
Aprile11,2°C13,8°C+2,65°C
Novembre5,9°C8,5°C+2,64°C
Marzo8,3°C10,5°C+2,24°C

Tabella 3 — Aumento della temperatura media mensile tra il quinquennio 1976–1980 e il quinquennio 2021–2025.

Ma se si cambia la domanda, e invece della media si conta quanti giorni in più, ogni anno, un mese supera oggi la soglia che era “calda” per quel mese negli anni ’70 (la sua temperatura massima media nel quinquennio 1973–1978), la classifica cambia in modo netto: subito dietro giugno e agosto si affacciano dicembre e ottobre, con oltre 10 giorni in più all’anno sopra la loro vecchia soglia calda — più di luglio.

MeseSoglia storica
(media Tmax 1973–1978)
Giorni/anno sopra soglia
1973–1978
Giorni/anno sopra soglia
2021–2025
Aumento
Giugno26,1°C14,324,8+10,5
Agosto27,3°C15,325,6+10,3
Dicembre5,6°C15,725,8+10,1
Ottobre17,2°C13,023,0+10,0
Novembre10,2°C14,323,2+8,9
Luglio28,7°C18,326,6+8,3
Gennaio6,2°C12,820,4+7,6
Febbraio8,9°C16,022,8+6,8
Aprile17,0°C12,719,4+6,7
Marzo13,3°C15,720,8+5,1
Settembre23,7°C16,821,8+5,0
Maggio21,5°C15,820,2+4,4

Tabella 4 — Giorni all’anno sopra la soglia calda storica di ciascun mese (media Tmax 1973–1978), confronto tra il quinquennio 1973–1978 e il quinquennio 2021–2025.

È un effetto legato soprattutto al crollo dei giorni di gelo, che lascia spazio a molte più giornate miti nei mesi di transizione stagionale: un cambiamento che le medie stagionali, da sole, non farebbero mai emergere.


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Nota metodologica

I dati utilizzati provengono dall’archivio storico di meteo.it per la stazione di Milano (temperatura media, minima e massima giornaliera per ciascun giorno dell’anno, 1973–2025), raccolti dallo Studio nel file “MILANO – RICERCA TEMPERATURE DAL 1973 AL 2025”. L’elaborazione statistica — medie decennali, trend lineari per decennio (regressione ai minimi quadrati su base annua/mensile) e individuazione dei valori estremi — è stata condotta specificamente per questo documento, ricalcolando ogni indicatore direttamente dai dati giornalieri sorgente, cifra per cifra. Tutti i grafici sono stati generati dagli stessi dati per garantirne la piena coerenza numerica con i valori riportati nel testo. Rispetto alla precedente edizione di questo dossier (serie 1973–2023), il file sorgente è stato aggiornato ed esteso: le lacune allora presenti per gli anni 2019 (agosto-ottobre mancanti) e 2023 (dati disponibili solo fino ad agosto) sono state colmate, e la serie è stata estesa fino a fine 2025. La serie risultante copre oggi tutti gli anni dal 1973 al 2025 senza lacune rilevanti (nessun anno con più di uno-due giorni mancanti su base annua), per cui in questa edizione tutti gli indicatori sono calcolati sull’intero periodo, senza esclusioni. Il file sorgente contiene anche una colonna di precipitazione giornaliera (PIOGGIA mm), che tuttavia non è stata utilizzata in questo dossier: dal 2010 in avanti il valore risulta pari a zero per la quasi totalità dei giorni, con occasionali valori incoerenti, un’anomalia dovuta con ogni evidenza a un problema di aggiornamento del foglio sorgente e non a un dato meteorologico reale; un’eventuale analisi sulle precipitazioni richiederebbe quindi una fonte dati diversa o integrativa.

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Significatività statistica dei trend

Oltre alla retta di regressione lineare (minimi quadrati), per ciascun indicatore principale sono stati calcolati anche il coefficiente di determinazione (R²) e la significatività statistica (p-value) del trend nel tempo. Tutti i trend qui presentati risultano statisticamente significativi, con p-value ampiamente sotto la soglia dello 0,005 in ogni caso: l’andamento osservato non è quindi attribuibile al caso. Il valore di R² varia invece molto da indicatore a indicatore, ed è corretto riportarlo per intero:

IndicatoreTrend/decenniop-value
Temperatura media annua+0,63°C0,75< 0,001
Notti tropicali+10,1 notti0,72< 0,001
Giorni ≥ 30°C+8,3 giorni0,44< 0,001
Giorni di gelo-7,9 giorni0,44< 0,001
Giugno, picco Tmax assoluto+0,82°C0,35< 0,001
Ondata di calore più lunga (streak)+2,9 giorni0,26< 0,001
Ampiezza stagione calda+7,5 giorni0,23< 0,001
Giorni ≥ 35°C+1,4 giorni0,20< 0,001
Picco massimo assoluto annuo+0,48°C0,150,004

Un R² contenuto non significa che il trend non sia reale — la sua significatività statistica lo conferma — ma che, attorno alla tendenza di fondo, la variabilità da un anno all’altro resta ampia: è lo stesso comportamento descritto nella Sezione X.6 a proposito della lettura per quinquenni, e riguarda soprattutto gli indicatori dominati da singole annate estreme (il picco assoluto, i giorni ≥ 35°C).

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Verifica incrociata con fonti indipendenti

La fonte primaria di questo dossier, l’archivio aggregato di meteo.it, non è un ente meteorologico ufficiale. Per dare al lettore un termine di paragone, alcuni valori chiave sono stati confrontati con dati pubblicati da fonti istituzionali indipendenti per la città di Milano: l’Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo/Brera e Arpa Lombardia. Il confronto dà un quadro misto, che è corretto riportare per intero.

Coincidono: la data del record assoluto di temperatura massima, l’11 agosto 2003 (Osservatorio di Brera: 38,3°C; questo dossier: 39,3°C — stesso giorno, valore differente di 1°C); il numero di giornate ≥ 30°C nel 2022, 90 in entrambe le fonti (Osservatorio Duomo).

Non coincidono, in modo più marcato: la temperatura media annua 2022 (16,9°C per l’Osservatorio Duomo contro 15,55°C in questo dossier) e soprattutto alcuni valori di temperatura minima notturna nelle notti più calde — ad esempio la notte del 24 agosto 2023, per cui Arpa Lombardia riporta una minima record di 28,9°C, mentre la fonte usata in questo dossier riporta 23°C per la stessa notte, uno scarto di quasi 6°C.

La spiegazione più verosimile non è un errore nei dati, ma la stazione di misura: Brera/Duomo si trova nel cuore storico di Milano, sede della più intensa isola di calore urbana della città, mentre la fonte usata in questo dossier corrisponde con ogni probabilità a una stazione diversa (non dichiarata dal fornitore del dato), verosimilmente più periferica e quindi strutturalmente più fredda nelle ore notturne — un fenomeno ben noto e documentato nella meteorologia milanese. Ne consegue che i valori assoluti di questo dossier, in particolare quelli legati alle temperature minime notturne (notti tropicali comprese), vanno considerati rappresentativi di una specifica stazione di misura e non del centro storico di Milano, e sono verosimilmente prudenziali rispetto a quanto vissuto nelle zone a più forte isola di calore urbana: se un errore c’è, è nella direzione di sottostimare, non di esagerare, l’intensità del fenomeno. Le tendenze nel tempo (i trend), a differenza dei valori assoluti, non risultano invalidate da questa differenza di stazione, poiché dipendono dalla coerenza interna della serie più che dal suo punto di partenza.

Studio Tecnico Parodi — [www.studio-parodi.it]

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