Teleriscaldamento, Sottostazioni a Bassa Temperatura e Paradosso CURIT: Guida Tecnica alla Certificazione APE nel Cuore di Metanopoli

San Donato Milanese rappresenta un unicum nel panorama impiantistico italiano. Grazie alla visione pionieristica di Enrico Mattei e alla nascita di Metanopoli negli anni ’60, la città è stata tra le prime in Italia a dotarsi di una rete di teleriscaldamento centralizzata. Ancora oggi, gestire la conformità documentale, i libretti di impianto e la redazione degli Attestati di Prestazione Energetica (APE) in questi edifici richiede un attento bilanciamento tra specificità storiche, vincoli normativi regionali e logiche di calcolo software.

Un caso emblematico sorge quando ci si scontra con il sistema informatico regionale lombardo (CURIT) e con la corretta modellazione energetica delle sottostazioni d’utenza collegate direttamente alla rete Eni senza scambiatore.

Centrale storica del teleriscaldamento di Metanopoli, San Donato Milanese, voluta da Enrico Mattei

1. L’evoluzione di Metanopoli: dalle origini anni ’60 alle riqualificazioni tra ’80, ’90 e oggi

La storia del teleriscaldamento a San Donato Milanese affonda le radici nella straordinaria visione industriale e sociale di Enrico Mattei. Tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’60, il fondatore dell’ENI volle creare Metanopoli non solo come quartier generale del gruppo energetico, ma come una città ideale autosufficiente. In un’epoca in cui il riscaldamento autonomo o a carbone rappresentava lo standard, Metanopoli fu pioniera nell’introduzione di una rete di teleriscaldamento centralizzata (con perno storico nel polo di Bolgiano).

L’infrastruttura ha vissuto importanti fasi evolutive nel corso del tempo:

  • Anni ’80: i primi interventi strutturali di efficientamento e modernizzazione delle sottostazioni d’utenza, finalizzati a ridurre le dispersioni termiche e a migliorare la regolazione dei flussi verso i condomini storici.
  • Anni ’90: l’integrazione di sistemi di termoregolazione più evoluti e valvole di miscelazione per ottimizzare l’apporto termico, in particolare nei fabbricati residenziali dotati di pannelli radianti a bassa temperatura.
  • Oggi: una rete tecnologicamente avanzata gestita da Eni/Plenitude, che richiede ai professionisti di coniugare la memoria storica di questi impianti con i rigidi standard di calcolo energetico regionale e le normative sulla certificazione.

2. Il paradosso del CURIT: l’impossibilità di registrare una sottostazione senza “generatore”

Durante le attività di accertamento e regolarità documentale per un condominio storico di San Donato Milanese, capita spesso di ricevere dai manutentori comunicazioni formali che attestano l’impossibilità di procedere alla registrazione dell’impianto sul portale CURIT.

Il portale regionale richiede tassativamente la presenza di un “generatore” (caldaia, pompa di calore, ecc.). Tuttavia, in una sottostazione di teleriscaldamento con allaccio diretto a servizio di edifici con pannelli radianti, non esiste un generatore di calore nel senso tradizionale del termine: il calore viene prelevato direttamente da una rete di distribuzione esterna, spesso tramite una semplice valvola di miscelazione priva di scambiatore fisico e quindi priva di una “targa” da cui desumere una potenza. A seguito di indicazioni rilasciate dallo Staff del CURIT stesso, il sistema impedisce l’iscrizione telematica proprio a causa della mancanza di tale voce.

Nonostante l’impasse informatico, il Libretto di Impianto resta obbligatorio: il documento deve fotografare fedelmente lo stato di fatto dell’impianto (centralina climatica, valvole, pompe di circolazione e caratteristiche dei terminali).

3. Il quadro normativo regionale e l’obbligo di allegazione del Libretto all’APE

L’impossibilità tecnica di ottenere il codice catasto sul portale CURIT non esonera in alcun modo dal rispetto delle prescrizioni regionali in materia di compravendite e locazioni. Il riferimento normativo puntuale è disciplinato dal Decreto n. 6437 del 15 maggio 2026 (Disposizioni per l’efficienza energetica degli edifici) della Regione Lombardia, il quale stabilisce in modo inequivocabile al punto 12.8 dell’Allegato:

“Per tutti gli usi previsti, il libretto di impianto aggiornato in conformità alle disposizioni per il controllo sull’efficienza energetica degli impianti termici civili deve essere obbligatoriamente allegato, in originale o in copia conforme, in forma cartacea o elettronica, all’APE consegnato all’acquirente o al locatario dell’edificio, prima della stipula del contratto prima della stipula del contratto [scopri di più sul nostro servizio di certificazione energetica in Lombardia]. Il suddetto libretto non deve necessariamente essere unito all’APE allegato al contratto medesimo, in sede di stipulazione.”

Questo passaggio normativo chiude il cerchio: il libretto d’impianto della sottostazione, sebbene privo di targa CURIT per limiti strutturali del portale, deve comunque accompagnare l’APE ed essere consegnato alle parti prima della firma del contratto.

Vale la pena segnalare un aspetto interpretativo che merita attenzione da parte del tecnico incaricato: lo stesso punto 12.8 lega la validità dell’APE anche al rispetto delle operazioni di controllo di efficienza energetica sugli impianti termici (quelle tracciate proprio dal CURIT), prevedendo un’esenzione esplicita solo in caso di “mancato allacciamento dell’impianto stesso alla rete”. Nel caso qui esaminato l’impianto è regolarmente allacciato: è unicamente il portale a non ammetterne il censimento per un limite del proprio applicativo. Questa distinzione — impossibilità tecnica di censimento diversa da mancato allacciamento — va documentata con la dichiarazione formale del manutentore agli atti del fascicolo, a tutela del proprietario e del Certificatore.

4. La gestione nel software CENED+2: potenza, perdite e fattori di conversione della rete

Dal punto di vista della modellazione energetica con software CENED+2 (conformemente alla metodologia di calcolo di cui all’Allegato H alle disposizioni regionali, che richiama la norma UNI/TS 11300-4), il caso qui descritto non costituisce affatto un vuoto normativo: la metodologia disciplina esplicitamente sia le sottostazioni a sistema indiretto, dotate di scambiatore di calore, sia quelle a sistema diretto, prive di separazione idraulica tra circuito primario e secondario — tipiche degli impianti storici con pannelli radianti a bassa temperatura come quelli di Metanopoli.

Si gestisce quindi lo scostamento tra la logica catastale del CURIT e quella di calcolo del CENED+2 impostando correttamente i seguenti parametri:

  • La potenza termica nominale della sottostazione (Φss): nei sistemi indiretti si ricava dalla targa dello scambiatore, fornita dalla documentazione tecnica della ditta installatrice. Nei sistemi diretti, privi di scambiatore fisico e quindi privi di una targa da cui desumere il dato, la soluzione più solida nella prassi professionale è utilizzare la potenza contrattualmente impegnata con il gestore della rete, già disponibile all’amministratore di condominio nel contratto di fornitura o in bolletta, senza necessità di richieste tecniche ad hoc. In assenza di un dato contrattuale esplicito, il certificatore può in alternativa calcolare il fabbisogno di progetto dell’edificio secondo la norma UNI EN 12831 e utilizzarlo come valore di potenza nominale, documentando puntualmente l’assunzione nella relazione tecnica. Solo in via residuale, la norma prevede anche la possibilità che sia il gestore a dichiarare direttamente il fattore di perdita della sottostazione (kss), superando così la necessità di un valore di potenza nominale: un’ipotesi corretta sulla carta ma difficilmente praticabile nei rapporti con i grandi gestori di rete.
  • Il fattore di perdita: il software non richiede un rendimento fisso preimpostato, ma calcola in via analitica la percentuale di potenza termica persa e le dispersioni al mantello in base ai parametri fisici inseriti (temperatura del fluido, temperatura ambiente del locale tecnico e potenza della sottostazione). In assenza del dato di targa sulle temperature di andata/ritorno, la metodologia prevede valori di default differenziati per reti ad acqua calda a bassa temperatura e reti ad acqua surriscaldata.
  • I fattori di conversione in energia primaria: è necessario prelevare e inserire i coefficienti ufficiali (rinnovabile e non rinnovabile) previsti dal gestore della rete. Come stabilito dalle disposizioni regionali (punti 6.3 e 6.6 del Decreto 6437/2026), il gestore del teleriscaldamento (es. Eni/Plenitude) si dota di apposita certificazione e rende disponibile sul proprio sito internet copia del certificato con i valori aggiornati dei fattori di conversione da applicare nel software.

Va inoltre segnalato che, nella modellazione dei sistemi a sottostazione di scambio, l’energia elettrica assorbita dagli ausiliari è considerata nulla: la circolazione sul primario è assicurata dalla rete di teleriscaldamento stessa, mentre quella sul secondario è affidata alla pompa del sistema di distribuzione dell’edificio, già conteggiata separatamente nel calcolo dell’impianto di distribuzione interno.

Conclusioni

Affrontare la certificazione energetica nei condomini storici di San Donato Milanese richiede rigore ingegneristico e profonda conoscenza delle disposizioni regionali lombarde. La coesistenza tra i limiti informatici del CURIT e i precetti prescrittivi del Decreto 6437/2026 impone ai professionisti di redigere correttamente il Libretto di Impianto, di individuare con precisione la tipologia di sottostazione (diretta o indiretta) ai fini della corretta modellazione in CENED+2, di scaricare i dati energetici ufficiali dal portale del gestore di rete e di integrarli in modo coerente con i dati modellati nel software.

Proprio l’asimmetria tra i due sistemi regionali — un CENED+2 che riconosce e calcola correttamente anche la sottostazione priva di scambiatore, e un CURIT che non riesce a censirla per un limite del proprio applicativo — è la chiave per comprendere perché, in questi casi, un’apparente lacuna burocratica non equivalga mai a un vuoto normativo sostanziale.

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